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Un pò di Storia...
La storia del paese di Besnate risulta fortemente legata alle vicende della famiglia Visconti, che vanta diritti sui feudi di questo territorio fin dal XII secolo, ma del cui dominio si hanno notizie certe solo a partire dal 1364, anno a cui risale un documento in cui Lodrisio Visconti, lascia in eredità ai figli i suoi feudi: al maggiore spetta proprio il feudo di Besnate. É a partire da questo momento che le vicende del paese si possono considerare riflesso della situazione economica, e non solo, della famiglia Visconti, o per meglio dire, di un ramo della famiglia. Diversi furono gli interventi all'interno dell'insediamento urbano: a loro è dovuta per esempio l'erezione (1551) del palazzo oggi sede del municipio.

Facente parte della pieve di Arsago, come testimonia il Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, compilato nel XIII secolo in base alle schede elaborate da Goffredo da Bussero, il paese di Besnate viene aggregato nel XIV secolo alla pieve di Gallarate.

Le origini
Le origini della chiesa parrocchiale di San Martino Vescovo sono da ricercare nel X secolo.
Testimonianze certe riguardo la fondazione dell'edificio di culto non sono ad oggi emerse, ma in un documento del 978 si può trovare la prima descrizione della chiesa di Besnate, eretta in tipico stile romanico: di forma rettangolare era lunga 14 m e larga 10 m;
la muratura era mista di pietre e mattoni per i primi 70 cm sopra l'attuale pavimento e proseguiva in calcestruzzo;
il tetto era in legno a capanna sostenuto da capriate.
Dello stesso periodo è il campanile, realizzato in pietra, con alcuni corsi di ciottoli che scandiscono i livelli verticali, caratterizzati da una cornice di archetti ciechi.
Nel Cinquecento
Durante il XVI secolo, periodo che corrisponde al massimo splendore della famiglia Visconti di Besnate, diversi furono i cambiamenti attuati nel paese: venne eretto il palazzo che attualmente è sede del municipio e, avvenimento di grande rilevanza, il 2 settembre 1560 venne istituita da San Carlo Borromeo la parrocchia di San Martino Vescovo.

Nel 1538 Ercole 1 Visconti dona alla chiesa parrocchiale una pala d'altare raffigurante La Vergine con S. Antonio Abate e Antonio da Padova davanti ai quali sono inginocchiati lo stesso Ercole 1 e il figlio Gerolamo. Oggi la tela è collocata nel transetto, a sinistra dell'altare.

In conseguenza dell'aumento della popolazione dovuto al periodo di benessere generale, il card. Borromeo ordina l'ampiamento dell'edificio;

in particolare il tetto a capriate lignee viene sostituito da una copertura a volta in cotto, realizzata su progetto di Pellegrino Pellegrini (1565).
Il progetto di ampliamento prevedeva la trasformazione della pianta in croce greca e la realizzazione di quattro altari laterali, la nuova chiesa misurava quindi 34 m in lunghezza e 16 m in larghezza.
La decorazione del nuovo edificio era eseguita in stile cinquecentesco con capitelli ionici, lasciando quelli romanici nella parte originaria; era quindi possibile individuare con facilità l'ampliamento eseguito.
Il Battistero era collocato in una nicchia sul muro di facciata a sinistra entrando. Nel 1583 la cappella per il Battistero verrà costruita a nord presso la facciata della chiesa e sporgente dalla chiesa il più possibile.
Durante i lavori di ristrutturazione si decise di utilizzare il sotterraneo della chiesa, precedentemente adibito a cimitero, per la sola sepoltura delle persone appartenenti al clero o a famiglie distinte; per gli altri defunti veniva sfruttato lo spazio circostante la chiesa stessa.

Nel Seicento e Settecento
Il Seicento è caratterizzato da una serie di piccoli cambiamenti, suggeriti dal card. Federico Borromeo durante le visite pastorali condotte nella pieve.

In particolare vennero sistemati gli altari laterali di S. Antonio e della Madonna del Rosario;
nel 1650 viene realizzato un tabernacolo in legno di noce per il fonte battesimale e
l'anno seguente l'organo e la cantoria, costruita e intagliata a mano vengono collocati nell'arcata a sinistra dell'Altare della Madonna del Rosario. (IMMAGINE?)
Con le leggi napoleoniche, alla fine del Settecento vengono proibite le sepolture a ridosso della chiesa, il cimitero viene infatti collocato all'esterno del paese.

Nell'Ottocento
Alla fine dell'Ottocento, e precisamente nell'anno 1887, la signora Giuseppina Viganò Roux donò alla parrocchia un quadro ad olio su tela del XVll secolo attribuito ad Antonio Cameo, che rappresenta S. Tommaso da Villanova che distribuisce le elemosine ai poveri, oggi collocato nella cappella del Crocifisso.

Nel Novecento
É con l'inizio del Novecento che viene attuato l'ultimo ampiamento della chiesa parrocchiale e si provvede alla decorazione della stessa.

Nel 1921 viene imbiancato l'interno della chiesa, il parroco propose quindi che venissero eseguiti decorazioni e affreschi adeguati all'edificio, che fino ad allora era completamente spoglio; responsabile del progetto e del disegno fu il prof Gambini: le decorazioni vennero eseguite da Pietro Pagani di Arluno, mentre gli affreschi sono opera di Giovanni Ferraboschi.

Gli affreschi, tutt'oggi visibili, rappresentano:
le tre Virtù teologali (fede, speranza, carità), sulla volta, dietro l'altare;
l'Adorazione del SS. Sacramento, sopra l'altare maggiore;
la Gloria di S. Martino Vescovo, nella cupola;
l'Invenzione della S. Croce, nella volta della Cappella del Crocifisso;
l'Incoronazione di Maria SS., nella volta della Cappella dell'Annunciazione;
la Proclamazione di S. Giuseppe a patrono della Chiesa Universale, il Martirio di S. Stefano, la Carità di S. Roberto Abate e l'Estasi di S. Luigi Gonzaga, nella volta della chiesa.
Nelle volte, tra i capitelli, tra le altre rappresentazioni vi sono le Virtù cardinali, i Quattro Evangelisti e S. Cecifia.

La Cappella della Madonna venne decorata interamente in stile Barocco.

Nel 1928, infine, il card. Eugenio Tosi invita il parroco di Besnate a dare inizio alle pratiche necessarie per la realizzazione della facciata e per l'ampliamento della chiesa, che risultava insufficiente rispetto alle necessità del paese, nel quale qualche anno prima si era verificata una massiccia ondata di immigrazione per ragioni di lavoro. I lavori cominciarono nel maggio dello stesso anno: il progetto per l'ampliamento della chiesa venne affidato all'arch. prof Oreste Benedetti, mentre per la facciata venne approvato il progetto dell'arch. Ambrogio Galli.

Alla struttura della chiesa venne aggiunta una piccola navata laterale verso piazza Vittorio Emanuele, mentre la facciata viene realizzata in pietra artificiale, secondo lo stile classico: al centro della stessa è leggibile l'affresco di S. Martino, nell'atto di tagliare in due con la spada il suo mantello per dividerlo con un povero viandante.

Nel 1941 la facciata e il campanile vennero valorizzati grazie alla demolizione della casa parrocchiale che era stata dichiarata inagibile.

Al 1943 risale il restauro dell'organo e la sua traslazione in controfacciata, dove è tutt'oggi collocato.

Gli ultimi interventi di maggiore interesse attuati all'interno della chiesa di S. Martino risalgono all'inizio degli anni sessanta, quando vennero ripulite le facciate interne rifacendo l'intonaco dalla base fino ai capitelli e alle cornici, venne demolito l'altare di S. Antonio collocato nel transetto sinistro, venne rialzato e coperto il pavimento prospiciente l'altare maggiore e venne realizzato un nuovo altare rivolto verso il popolo, secondo le nuove disposizioni liturgiche.